IL SUBSTRATO NELLA COLTIVAZIONE DELLE ORCHIDEE

di Marco Flora

  1. GENERALITÀ

Tra le diverse modalità di suddividere le specie di  orchidee, vi è anche quello che tiene conto del modo di vivere nell’ambiente naturale ed dei substrati in cui spontaneamente crescono. In base a questo, possiamo quindi distinguere quattro macro gruppi di orchidee:

  • epifite che vivono principalmente su alberi ma da cui non traggono nutrimento. Non hanno quindi un comportamento parassita, ma il loro sostentamento è assicurato dalla capacità delle radici aeree di assorbire l’umidità presente nell’aria o durante le piogge e di trarre elementi nutrienti dagli escrementi di uccelli o da sabbie e terre portate dai venti;
  • litofite che vivono aggrappate alle rocce ed in piccoli anfratti e che si nutrono come le epifite;
  • saprofite che vivono nelle foreste su strati di vegetazione in decomposizione;
  • terrestri che vivono nella terra e nella sabbia.

Esistono, per completezza, anche alcune orchidee che vivono in ambiente palustre, come la rara Orchis Anacamptis palustris e la Epipactis palustris.

A seconda delle categorie di cui sopra e del genere di orchidea sarà più indicato usare un tipo di substrato anzichè un altro ma,  tutti a fattor comune, dovranno garantire un elevata capacità drenante senza inzupparsi di acqua ne asciugarsi troppo rapidamente, in modo a lasciar respirare le radici. 

Le orchidee in commercio possono essere tranquillamente coltivate in diversi substrati o un mix di questi, fermo restando che, in base alle caratteristiche del substrato scelto, possono cambiare le modalità e la frequenza  delle annaffiature, poichè alcuni substrati asciugano prima di altri.

Infine si osserva che i substrati in genere non contengono alcun elemento nutritivo (sono presenti a volte nel bark tracce di carbonato di calcio non assimilabile in questa forma dalla pianta) e minerali in alcuni substrati inorganici, e che quindi si dovrà sempre  provvedere a fornirli alla pianta in maniera esterna, con regolari concimature.

2. TIPI DI SUBSTRATI

In generale si definisce substrato di coltivazione un materiale diverso dal terreno, costituito da uno o più componenti, organici e/o inorganici, eventualmente addizionato di correttivi, concimi ed altri additivi, destinato tal quale a sostenere lo sviluppo vegetale. 

I substrati idonei alla coltivazione delle orchidee possono essere divisi in due macro gruppi, i substrati a matrice organica ed i substrati a matrice inorganica. Entrambe possono essere usati da soli o mischiati a seconda delle caratteristiche della pianta ed al tipo di coltivazione che si vuole adottare, non si può definire uno migliore dell’altro ma il loro utilizzo va ottimizzato pertanto in funzione della pianta e delle tecniche di coltivazione. 

I substrati studiati per le orchidee sono di norma neutri ed idonei a garantire alla pianta un ambiente acidofilo con ph ottimale di 6,5. I materiali organici derivano generalmente da materiali vegetali e sono composti da molecole a base carbonio mentre i materiali inorganici derivano da materiale inerte o composti artificiali. Come caratteristica meccanica, i primi, rispetto ai secondi, hanno strutture molecolari tali per cui tendono ad avere una maggior capacità di trattenere liquidi che rilasciano poi nel tempo sotto forma di umidità alla pianta, ma di contro si deteriorano più facilmente rispetto agli inorganici e sono più sensibili a funghi o muffe. 

  1. Substrati a matrice organica.

Tra i substrati organici i più comuni troviamo:

– Bark

Il Bark è formato dalla corteccia di abete rosso (Picea abies) e di Pseudotsuga douglasii, originaria del Nord America o di pino (Pino Monterrey pinus radiata) dalla Nuova Zelanda. Entrambe le cortecce vengono frantumate, lavate e sterilizzate con trattamenti anti parassiti e fungicidi, inoltre vengono trattate con appositi solventi per rimuovere le tracce di resine. 

Il bark viene commercializzato in diverse dimensioni (pezzature) piccolo da 4 fino a 8 mm, idoneo per semenzai, giovani piante o piante, come l’Odontoglossum o l’Oncidium, dalle radici molto sottili medio da 9 fino a 15mm idoneo per piante come la phalaenopsis, e grande da 15 mm in su.

Ha una vita tecnica di circa due anni, massimo tre per materiali di ottima qualità, poi la struttura molecolare si deteriora ed inizia a collassare il materiale tende a sfarinarsi, perdendo la capacità di asciugarsi dopo aver assorbito l’acqua ed il suo ph inizia ad alzarsi fino a ph 6. Si acquista in sacchetti da 5lt fino a 40 lt. Prima dell’uso è conveniente una lavatura per asportare la polvere che si forma nel trasporto all’interno del sacco.

  • fibra vegetale

Viene largamente utilizzata, per il basso costo, la fibra di cocco  si ricava dalla noce di cocco utilizzando la parte mediana del guscio (mesocarpo). 

Dalla sua lavorazione si ricavano fibre lunghe utilizzate per diversi manufatti mentre le più corte (1-3 cm), sono impiegate nella preparazione di substrati. Il mesocarpo può essere macinato finemente a formare il cosiddetto midollo o in frazioni più grossolane chiamate chips. Il prodotto, prima di essere commercializzato, è sottoposto in genere a ripetuti lavaggi per ridurne il contenuto in sali ed a un invecchiamento o compostaggio della. durata di alcuni mesi. 

Un altro materiale è la fibra di legno stabilizzata che deriva in massima parte dalla sfibratura ad alta temperatura di legno di abete rosso e pino marittimo. Il prodotto derivante è trattato con pigmenti coloranti ed agenti per stabilizzarne le caratteristiche biochimiche.

Nel passato veniva fatto uso anche di tronco di felce arborea, una particolare felce che produce un fusto alto fino ad alcuni metri ed il xaxim, porzione di tronco di un’altra felce arborea, ora sono materiali di difficile reperimento e che richiedono frequenti bagnature, ma molto indicati nella creazione di zattere.

La fibra vegetale ha una capacità di assorbimento dell’acqua maggiore del bark, ma tempi di asciugatura più lunghi.

  • sfagno

diffuso nella coltivazione è anche lo sfagno,  un muschio tipico delle zone palustri, di cui però è vietata la raccolta, appartenente alla famiglia delle Sfagnacee, è possibile trovarlo in natura nelle caratteristiche sfagnere, una sorta di tappeto vegetale attivo costituito da ampie colonie di questa pianta in acquitrino o in palude.

La struttura dello sfagno determina un vero e proprio tessuto acquifero e agisce come una spugna, assorbendo e trattenendo l’umidità al suo interno.

Lo sfagno è un substrato dalle molteplici qualità; riesce ad assorbire una quantità di acqua 20 volte superiore al suo peso, formando una massa umida ma ossigenata, nella quale le radici prosperano in salute, senza alcun problema di asfissia. Questa caratteristica lo rende insostituibile per la radicazione delle margotte, nella coltivazione delle orchidee. Può essere usato vivo, in questo caso continua a vegetare lasciando respirare le radici o può essere usato secco comprato in apposite confezioni.

  • carbone vegetale

composto organico derivante dalla trasformazione del legno, si usa di solito in aggiunta  ad altri substrati di coltivazione perchè potenzialmente in grado di apportare benefici sulla disponibilità di acqua e aria , nello sviluppare una flora microbica benefica in grado di contenere lo sviluppo di patogeni. 

  • sughero

Ultimamente si è diffuso l’uso del granulato di sughero che ha il vantaggio di essere molto decorativo e di non decomporsi mai. La particolarità fisio-meccanica del sughero fa si che l’accumulo di umidità sia molto lenta e rende quindi molto stabile il materiale rendendolo un ambiente inidoneo a patogeni o batteri. 

  • Torba

E’ un materiale organico composto in massima parte da residui, più o meno decomposti, di muschi, canne e larici provenienti da zone umide e paludose. Si forma in condizioni di assenza o scarsa presenza di ossigeno. La torba di Sfagno è la più diffusa ed apprezzata. E’ composta in massima parte da residui poco decomposti di diverse specie appartenenti a questo genere di muschi.

È caratterizzata da un tasso elevato di acidita con un ph compreso tra 3,5 e 4.

Dal punto di vista commerciale, le torbe vengono classificate a seconda del tipo di struttura, del grado di macinatura e del colore. Le torbe di sfagno, note anche come muschio o torbe bionde, risultano le più indicate per la coltivazione di specie vegetali in vaso, e quindi per le piante di appartamento avendo una discreta capacità di ritenzione idrica. Nello specifico, i tipi a grana grossa e fibrosi a permettere un buon drenaggio e un discreto passaggio dell’aria. Viceversa, per le piante in vaso è consigliabile non utilizzare torbe scure. La torba ha il compito di rendere meno compatto il terreno, migliorando al tempo stesso il drenaggio e l’aerazione. Viene usata, tra l’altro, per realizzare substrati finalizzati alle colture in serra e nei semenziari di orchidee, la zolla di torba su cui la giovane orchidea cresce, rimane solitamente posizionata sotto il colletto della pianta una volta ècresciuta.

  1. Substrati a matrice inorganica

 Questi sono materiali minerali inerti che si trovano allo stato naturale o vengono ricavati da  processi chimici, quelli maggiormente diffusi nel campo della floricoltura e vivaistica sono:

  • Argilla

E’ rappresentata in genere da montmorillonite o bentonite. Solitamente è aggiunta in forma granulare, meno frequentemente in polvere. Non deve contenere carbonati. Quella maggiormente utilizzata e’ l’argilla espansa che si ottiene attraverso un procedimento di cottura di differenti tipi di argilla che, attraverso un sistema di macinazione, viene trasformata in forma sferica e sottoposta a cottura dentro forni ad altissima temperatura. Una volta raffreddati, i granuli cosi’ ottenuti, presentano caratteristiche di estrema leggerezza e porosita’ che permette alle sfere di trattenere l’acqua.

L’argilla espansa e’ utilissima nel drenaggio dell’acqua  e viene usata nel giardinaggio perche’ trattiene l’acqua in eccesso ed evita ristagni idrici. Si presta soprattutto per colture idroponiche e semi idroponiche in quanto ha il vantaggio di non rilasciare depositi salini e di avere un ph controllato, bisogna pero’ fare attenzione a non usare argilla per edilizia perche’ non presenta caratteristiche idonee alla coltivazione.

  • Pomice

La pomice è una roccia silicea vulcanica vescicolare che si origina da materiali incandescenti espulsi durante le eruzioni e raffreddatisi all’aria. Ne risulta un materiale ricco d’aria, perlopiù intrappolata all’interno delle particelle, che conferisce alla pomice una notevole leggerezza e che la rende adatta per l’uso in orticoltura e nelle colture idroponiche. 

La sua porosità offre spazi d’aria che mantengono condizioni aerobiche attorno alle radici, mentre l’acqua è contenuta all’interno dei pori.

Pomice e lapillo in giardinaggio a volte sono usati come sinonimi, in quanto in effetti la pomice è un lapillo (ovvero roccia formata da eruzioni vulcaniche); in caso desideriamo acquistarla bisognera’ cercare espressamente la dicitura pomice.

Molto importante, quando acquistiamo della pomice (si trova in vendita nelle seguenti granulometrie: graniglia 2 – 4 mm,  3 – 6 mm, 3 – 7 mm,  6 – 14 mm,  7 – 12 mm, 12 – 25 mm; quando non la troviamo facilmente in vendita -se non online- proviamo presso un negozio per acquari in zona) bisogna controllare che vi sia scritto in etichetta: ‘Lavata’ o simili poichè la pomice non lavata, può causare ‘cementificazione’ (le particelle si addensano e con l’acqua si compattano).

La pomice può assorbire acqua e nutrienti e dopo , non appena si asciuga il materiale circostante con cui viene mischiata (torba/ argilla…) rilasciarli lentamente al suolo. Allo stesso tempo è virtualmente impossibile supersaturare la pomice cosicché mantiene l’aria nella zona delle radici e promuove lo scambio di gas. La natura grossolana della pomice e la sua permeabilità, ne fanno il materiale ideale per quelle piante che sono specialmente sensibili all’eccesso di irrigazione. 

Perfetta per l’idrocoltura, è spesso usata senza altri ammendanti per far radicare le talee.

Le radici delle piante sono organismi viventi che richiedono un rifornimento continuo di ossigeno; l’introduzione di aria nel suolo, soprattutto se è bagnato è molto importante

Inoltre i granelli di pomice svolgono l’importante funzione di sito in cui i batteri nitrificanti si aggrappano (in ogni piccolo poro) convertendo l’azoto in forma riutilizzabile. Una roccia porosa come la pomice fornisce una grande quantità di superficie in un piccolo volume per massimizzare la densità microbica, lasciando spazi per la fuoriuscita di gas aiutando le piante ad assorbire i nutrienti e lo scambio di gas..

Al primo sguardo la pomice è simile alla perlite, e naturalmente è stata usata in orticoltura più da lungo tempo della perlite, specialmente come componente per le invasature.

Non genera calore, in quanto inerte: in modo che insetti e funghi non sono incoraggiati a propagarsi in essa. La superficie del materiale è ruvida, così le lumache e le chiocciole tendono ad evitarlo.

  • Zeoliti

Sono rappresentate da un gruppo di minerali di origine vulcanica caratterizzati da una elevata capacità di scambio grazie a cristalli con struttura a nido d’ape che presentano  notevoli spazi interni di dimensioni tali da permettere l’entrata e fuoriuscita di acqua e diversi ioni. Si impiegano generalmente i tipi granulari.

Queste sono chimicamente definibili come allumino-silicati idrati di elementi alcalini e alcalino-terrosi (essenzialmente sodio, potassio e calcio).

Le zeoliti naturali posseggono discreta resistenza meccanica, bassa densità (PV 1.0-1.5), elevata ritenzione idrica (fino al 30% in peso) e, dopo appropriata lavorazione, sono disponibili in diversi tipi di granulometria.

L’interesse nei loro confronti è motivato dalla possibilità di essere saturate con soluzioni di elementi nutritivi bilanciati, prima di iniziare la coltivazione cioè praticamente i minerali possono essere arricchiti di elementi nutrienti che poi vengono gradualmente alla pianta.  La zeolite in commercio è in due diverse granulometrie (1-3 e 3-8 mm)

Non si presentano problemi per lo smaltimento del prodotto alla fine dell’attività operativa

  • Perlite

E’ una roccia di origine vulcanica di aspetto vetroso che previo riscaldamento a 1000°C subisce un aumento di volume delle particelle di circa 20 volte , ne risulta un materiale leggero e poroso che può migliorare non solo l’arieggiamento ma anche l’assorbimento dell’acqua in un terreno.

E’ importante notare come la perlite assorba i nutrienti e l’acqua solo in superficie, le parti interne sono impermeabili, perciò è usata allo scopo come materiale più fine della pomice. Un aspetto da valutare, oltre alla durata prevista come substrato di coltura, è la possibilità o l’esigenza di effettuare trattamenti di sterilizzazione: l’uso di prodotto sterilizzante o disinfettante è sicuramente consigliato se il substrato contiene solamente perlite espansa (materiale inerte e granulare), in quanto al termine della sua azione può essere dilavata facilmente.

La perlite è sicuramente meno durevole della pomice è originata dalla medesima roccia vulcanica, ricca in acqua e si origina col calore scoppiando come un popcorn per l’acqua contenuta ed ha il difetto di deteriorarsi nel tempo e cementificarsi, come la pomice non lavata.

  • Seramis

È un tipo di argilla estratta in Germania, viene cotta con cura ed esportata in tutto il mondo,  è composto da leggeri granuli di terra cotta, molto porosi con un altissima capacità d immagazzinare l’acqua. Il SERAMIS® accumula l’acqua attraverso i  pori molto fini, la trattiene e la mette a disposizione della pianta secondo le sue necessità. Viene venduto in un mix già pronto con corteccia di pino e fibra vegetale.

  La lana di roccia

Il substrato inorganico più utilizzato nel fuori suolo è stato e rimane, senza dubbio, la lana di roccia, «che si apprezza per più ragioni: è inerte (la leggera alcalinità si traduce nei primi tempi della coltivazione nell’innalzamento del pH della soluzione nutritiva, effetto però che si esaurisce in breve tempo), è esente da qualsiasi patogeno radicale, poiché viene prodotta riscaldando la roccia madre ad altissima temperatura, è confezionabile in lastre di diverse dimensioni. Tuttavia la lana di roccia, come, e più della perlite, richiede elevata professionalità: proprio per la sua inerzia chimico-fisica non ammette errori di sorta nella composizione della soluzione nutritiva.

– Lapillo vulcanico

Il lapillo vulcanico è costituito dalla roccia fusa che viene prodotta dalla fuoriuscita dai vulcani. Di elevatissime temperature appena viene “sputato” dal cratere, una volta che si raffredda il lapillo vulcanico si trasforma in una roccia friabile, di colore bruno rossastro e dall’aspetto piuttosto poroso.  Il lapillo, essendo una roccia derivante da attività vulcaniche è ricco di sali minerali inglobati, che vengono rilasciati nel tempo se immerso in acqua. Questa capacità è sicuramente una qualità in quasi tutti i tipi di coltivazione ma diventa un problema per  le orchidee tropicali che, essendo per la maggior parte epifite, non sono abituate a una concentrazione elevata di sali dato che in natura hanno solo due fonti di nutrimento oltre all’acqua piovana: escrementi di uccelli e deterioramento delle foglie e altri materiali organici. 

Quindi, poichè il lapillo vulcanico rilascia molti sali minerali inizialmente, prima di utilizzarlo per il rinvaso delle orchidee, è necessario lavarlo, semplicemente mettendolo a bagno in acqua distillata per 3-4 giorni ed avendo l’accortezza di sostituire giornalmente l’acqua. Il lavaggio è utile anche per eliminare le polveri presenti.

Nonostante il lavaggio Mantiene comunque una elevata capacità di scambio di minerali, per questo, se se ne fa uso, si consiglia di diminuire il dosaggio dei fertilizzanti somministrati alla pianta.

Infine, esistono infine altri tipi di substrati inerti inorganici che  possono essere usati in aggiunta ad altri substrati tra cui: il polistirolo  e la fibra di vetro.

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Riferimenti

Bibliografia

Stefano Milillo, Gianmaria Conte: “Orchidee”.

Documenti

AIPSA: “Linee guida substrati di coltivazione”.

Stefano Zaninotto: “Aspetti microbici del sughero. Interpretazione del problema”.

Siti web

unquadratodigiardino.it

giardinaggio.it

elicriso.it

amorimcorkitalia.com

biogiardino.it

agronotizie.imagelinenetwork.com

kircher.it

inran.it

alao.it

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